Truffe automobilistiche – Parte 2: L’acquirente estero.

a cura di The Creative Way

Vendiamo sempre una Grande Punto in ottime condizioni. A contattarci tramite internet è un medico francese che risiede in Costa d'Avorio (ma è solo uno dei paesi usati come "base") e che dichiara che a breve dovrà trasferirsi in Italia. Il nostro compratore ivoriano si mostra subito disponibile all'acquisto, senza nemmeno aver visto dal vivo la nostra auto.

Già questo dovrebbe insospettirci: chi comprerebbe un auto senza averne testato lo "stato di salute" o addirittura la reale esistenza?

L'acquirente straniero, dopo i primi contatti, ci comunicherà di avere effettuato il bonifico secondo il prezzo da noi pattuito. Dopo qualche giorno verremo però contattati da un fantomatico funzionario della GIABA (un organo intergovernativo realmente esistente che si occupa di riciclaggio di denaro e che monitora le transazioni con l'estero). Peccato che in realtà si tratti di un complice (non realmente collegato alla GIABA) che intende solo far sembrare più credibile la compravendita. Il funzionario vorrebbe constatare la trasparenzae la regolarità della transazione. Non facciamoci ingannare: il finto funzionario vorrebbe farci credere che effettivamente siano in corso dei controlli su una compravendita regolare per essere certo che sia tale. Ma nonostante tutto ciò dovrebbe già insospettirci ipotizziamo di andare avanti nella trattativa.

In un secondo momento ci arriverà una seconda e-mail istituzionale: proviene dalla D.G.I. (Direzione Generale delle Imposte) della Costa d'Avorio che, per sbloccare il bonifico dall'estero, ci chiede di versare una quota pari al 7,5% del prezzo dell'auto, somma che ci verrà restituita dopo l'acquisto. Ovviamente, anche in questo caso dietro la D.G.I. si nasconde un complice del truffatore, o lui stesso che opera da un altro indirizzo e-mail. Qualora decidessimo di pagare, come se non fosse già abbastanza aver versato quel 7,5%, potremmo essere contattati dall'U.M.O.A (Union Monetaire Ouest Africaine), che ci domanderà di versare una tassa del 10% relativa al cambio di valuta, anche questa da restituire dopo l'arrivo del bonifico. Come potete vedere, la trafila burocratica viene architettata in maniera tale da sembrare assolutamente vera e il tutto viene presentato attraverso e-mail, lettere e documentazioni via fax o scannerizzate su carta intestata dai più importanti uffici per il controllo. Proprio per questo, molte persone ci sono cascate e continuano a cascarci. Di solito le auto alle quali questi questi fantomatici acquirenti esteri si dimostrano interessati hanno un basso valore (circa 3-4 mila euro) e quindi le cifre in gioco (per le finte tasse) si aggirano intorno ai 300 euro. Pertanto non è raro che qualcuno, pur di fare "l'affare", ci caschi.

 

Diffidate quindi di questi contatti e dei loro documenti. Si tratta semplicemente di un modo per depistarvi e farvi credere che tutto stia avvenendo a regola d'arte. L'idea che l'intento sia davvero quello di circondare l'affare di un solida corazza di credibilità, e che sotto si nasconda invece qualcosa di molto losco, dovrebbe venirvi in virtù di una semplice domanda che dovrete sempre farvi: vi sembra davvero logico, sensato e "normale" che per una transazione da 3 o 4 mila euro intervengano uffici e funzionari governativi di un Paese estero con sigle e nomi altisonanti? 

 

Siate saggi, se ciò che vi prospettano è troppo bello per essere vero. Semplicemente non sarà vero. 

Per qualsiasi dubbio o anche una semplice consulenza gratuita contattateci con fiducia e se poi vorrete sollevarvi completamente da ogni incombenza affidateci direttamente l’incarico di vendita della vostra auto.

 

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